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A El camino del Sol tante idee regalo per il Natale

nuova insegna El camino del Sol Spilamberto

A El camino del Sol puoi trovare tante idee regalo e decori per un Natale d’atmosfera, con un tocco d’originalità in più.

Vieni a trovarci e scopri il nostro Natale !

Siamo aperti 7 giorni su 7

Vetrina Di Gelato D’Autunno….Da Gelato A Spilamberto (Modena)

Vetrina d'Autunno

Vetrina d’Autunno

Da Gelato (sito web), a Spilamberto (Modena)….Vetrina d’Autunno.

Presentati i gelati “autunnali”, una vetrina che approfitta dei frutti dell’autunno e dei loro colori per un insieme molto originale, tutto da sperimentare.

Oltre ai Classici della Cremeria, nella Vetrina troverete, Mirtillo Nero, Mora Selvatica, Fico d’India, Pera alla Mandorla Uva Fragola, Melograno, Zucca, Parmigiano con il Mosto Cotto, Mela Cotta alla Cannella, Crema di Marroni….

Sorbetto di Uva Fragola

Sorbetto di Uva Fragola, da Gelato (visita il sito), Spilamberto.

L’uva fragola è ricca di benefici polifenoli, antiossidanti, zuccheri semplici come il mannosio, il levulosio e il glucosio. Molti sono i sali minerali utili al corpo umano, a partire dal prezioso potassio e dal ferro, indispensabili alla costruzione delle cellule, ma anche calcio, fosforo, iodio e altri. Inoltre come tutta la frutta anche l’uva contiene vitamine A, B e C, indispensabili per la salute.

Comincia con l’Uva Fragola la serie di gusti autunnali che verranno presentati al completo per la vetrina di MAST COT 2013

La proponiamo qui in sorbetto classico all’italiana eseguito con la torchiatura del grappolo fresco e dolcificato con solo zucchero di canna.uva fragola cpt

La leggenda di Messer Filippo | Spilamberto

Progetto e disegni a cura degli alunni dell’Istituto Comprensivo “Severino Fabriani” di Spilamberto.

SPILAMBERTO (Modena) – La porta della torre si apre davanti a una scala di mattoni che s’ arrampica per cinque rampe sempre più strette fino a una stanza col soffitto alto. E’ la prigione dell’ antico castello dei nobili Rangoni e gli anelli di ferro ancora infissi nei muri fanno immaginare catene e lamenti di disgraziati. Una delle pareti è occupata da un’ altra rampa di scale che sale ancora più su e nello spazio stretto del sottoscala s’ apre una porticina che pare una finestra affacciata sull’ inferno. Il prigioniero che disegnò la sua storia d’ amore e morte Filippo, detto il diavolino, fu rinchiuso nel ‘ 500 nella torre di Spilamberto Sulle pareti della cella la passione per la bella castellana in versi e «fumetti» La seconda puntata della serie «Amori e misteri» è dedicata a una tragica storia d’ amore di 500 anni fa. Fu scritta e disegnata, come un fumetto, da un mercante spagnolo prigioniero. La prima puntata, dedicata a una ragazza rapita dai pirati in Maremma, è stata pubblicata il 3 agosto. Una finestra perché la soglia è a una cinquantina di centimetri dal pavimento, sull’ inferno perché immette in uno spazio che somiglia più a un’ intercapedine che a una cella. Qui venne imprigionato, nel Cinquecento, un certo Messer Felippus che raccontò sulle pareti di questa prigione, con testi e disegni, la sua tragica storia d’ amore e di morte. La cella è talmente piccola che sembra difficile persino entrarci. Per farlo bisogna scavalcare la soglia alta, sgusciar dentro di traverso e tenere la testa abbassata. E quando si è dentro lo spazio risulta ancora più stretto. Messer Filippo dovette vivere chissà quanto in questa cella lunga un metro e ottanta e larga meno di un metro, dov’ è possibile stare in piedi solo in un punto, perché il soffitto scende subito verso il basso (siamo in un sottoscala) e obbliga a stare con la schiena piegata. O sedersi su uno scalino ricavato nello spessore del muro esterno, subito sotto una finestrella non più grande di un libro e chiusa da un’ inferriata a croce. Bastano pochi minuti lì dentro per chiedersi come sia possibile viverci mesi o anni senza impazzire. Vien d’ istinto avvicinarsi alla finestrella, quasi per scappar fuori almeno con lo sguardo, ma si vede poco anche perché quel pezzettino di cielo è occupato da una colomba che ha fatto il nido accanto alle sbarre e sta covando senza curarsi troppo dell’ intruso. Forse anche Messer Filippo ebbe la compagnia dei colombi che vivevano sulla torre, e con loro sognò di volar via. Ci vuole un po’ per superare il senso di oppressione e cominciare a guardare le pareti dove parole e immagini si sovrappongono confuse e raccontano una storia ancora tutta da interpretare. Si vede Messer Filippo con un archibugio in mano, un veliero che pare spagnolo, la bella castellana elegantissima, un bambino, strumenti di tortura, diversi stemmi nobiliari, ancora la castellana che tiene un bambino per i piedi e – ripetuta più volte – la figura di una donna in abito scuro con la spada in una mano e una testa decapitata nell’ altra. E tante scritte, spesso incorniciate come fossero quadretti, dove si leggono in prosa e poesia parole d’ amore che echeggiano il dolce stil novo, suppliche disperate, dichiarazioni d’ innocenza e di sconforto, tristi presagi di morte e tante scritte ancora, spesso poco leggibili. «Questo fotoromanzo di 500 anni fa venne scoperto per caso nel 1947 – spiega Paola Corni, responsabile del settore Cultura del Comune di Spilamberto -. Nel corso di certi lavori di riparazione della torre, venne abbattuta una paretina sotto la rampa di scale e apparve la cella. Sul pavimento c’ erano ancora i resti di un pagliericcio, che in pochi giorni si polverizzò. I muri erano completamente coperti di scritte e disegni rimasti sigillati forse dal giorno in cui Messer Filippo venne giustiziato». Dopodiché qualcuno murò la porticina e lentamente tutti dimenticarono quel prigioniero grafomane. A vedere questa storia ritornata dai secoli vennero i funzionari dell’ Archivio di Stato di Modena che esaminarono i disegni e lessero come poterono le iscrizioni un po’ confuse arrivando alla conclusione che si trattava di una storia scritta da un prigioniero. Un uomo che forse era finito in quella cella per l’ amore di una donna. «Io sono Filippo chiamato il diavolino/ che mai più so stato in prigione ma la mia vita fo martorizzata/ che de a chosì certamente perché fo meschino non feci a nisiuno male…». Il protagonista s’ è subito presentato dicendosi innocente e incensurato, e in un altra scritta spiega come finì in prigione: «Signori io stava iqui per li fatti miei e non dava fastidio a nessuno/ abensongia che ve lo dica/ che fo respinto da una dona che non ma voluto vedere dipinto/ ma se io potesse una volta giustizia fare/ per penetensia glie vorria dire che andasse là donde me lasase stare/ Volete vedere che questa è una bella festa/ che questa dona ma fatto rompere la testa… Donna crudele e ingrata/ io in lei servire e lei me maltrattare». Messer Filippo dice che se ne stava per i fatti suoi senza fare male a nessuno e accusa una donna del suo tragico destino. Prova rancore verso di lei, ma in un’ altra iscrizione il tono cambia del tutto. «Le amorose fiamme il core me acende/ per tuo amore a le cose mia bella/ se questa infelice vita iqui resta/ la nostra alo spirto farà da te ritorno…». Una dichiarazione d’ amore eterno ribadita anche in un’ altra frase: «Sempre la sua figura adorerò/ sempre servo devoto sarò…». Tante scritte difficili da leggere, un po’ sbiadite e a volte contraddittorie, ma che comunque portarono gli esperti a immaginare una storia più o meno così. Messer Filippo era un mercante di stoffe di probabile origine ispanica che in un anno imprecisato del Cinquecento si presentò al castello di Spilamberto, dei nobili Rangoni, per vendere preziosi tessuti portati da oltremare. Venne bene accolto e ospitato a lungo dal signore e dalla castellana che subito fu attratta da broccati e sete, ma anche dal mercante, un uomo «ne colto ne ignorante», ma che aveva viaggiato molto e frequentato nobili e potenti. Così sbocciò una storia d’ amore non proprio platonico e dopo nove mesi nacque un bel bambino che il signore del castello non riconobbe affatto come suo. Non gli ci volle molto a capire chi era il padre. Messer Filippo venne rinchiuso in quella cella nel sottoscala (forse fatta apposta per l’ occasione), dove mentre aspettava il boia ebbe il tempo per realizzare il fumetto della sua tragica storia. E per farlo grattò dal muro il nerofumo che lo copriva (prima in quel punto c’ era stato un camino) e lo impastò come poté per farne inchiostro con cui scrisse e disegnò. Questo racconto è stato ripetuto per anni tra la gente di Spilamberto e col tempo s’ è arricchito di inchiostro impastato col sangue e anche del fantasma del Diavolino, che nelle notti d’ estate qualcuno sente ancora piangere e disperarsi. Nessuno ha mai avuto dubbi sulla storia del mercante spagnolo, anche se molti tasselli del mosaico non tornavano. Ad esempio: che ruolo ha nella vicenda di Messer Filippo quel bambino tenuto per i piedi? Perché Filippo accusa la sua amata di averlo respinto e di non volerlo vedere nemmeno dipinto, se invece lo accolse tra le sue braccia? Quella testa mozzata nelle mani della donna armata di spada è il futuro che Filippo si aspetta o allude ad altro? Quella donna è la sua amata o un’ altra donna? In realtà queste immagini paiono appartenere a una storia differente, come quella suggerita da alcune delle iscrizioni che ci portano non in Spagna, ma nelle Marche: «Ego Felippus fermanus». Messer Filippo era di Fermo? Da una supplica che lui rivolge al padrone del castello in un’ altra iscrizione sembrerebbe proprio di sì: «Choma signore illustre almo et soprano/ dona, singiore, la libertà al poverin marchisano…». Ma di chi sta parlando Filippo quando pare minacciare rivelazioni scottanti? «Dirò della sovarrana e pure de Giulia/ sua figlia ché quella è matre sua/ un laccio d’ oro a lè a messo al chollo…». Negli anni Sessanta qualcuno rispolverò questa storia e cercò una spiegazione a tanti dubbi riportando diversi brani dei testi scritti nella cella. Fu una fortuna, perché oggi molti di quei brani li ha cancellati il tempo e senza quelle trascrizioni sarebbe ancora più difficile capirci qualcosa. In quell’ occasione fu registrata anche una diversa interpretazione della storia. In questa seconda versione si ipotizza che Messer Filippo sia stato al servizio di Caterina Cybo, la nobildonna che nel 1520 sposò Giovanni Maria Varano, duca di Camerino. Sette anni dopo Caterina rimase vedova e quando arrivò il momento non rispettò la volontà del defunto marito il quale aveva lasciato detto che sua figlia Giulia, di 13 anni, andasse sposa a uno dei Varano di Ferrara. Caterina invece, per motivi non proprio sentimentali, la fece maritare con Guidobaldo II della Rovere. Per impedire il matrimonio diversi pretendenti al ducato attaccarono Caterina, ma alla fine lei ebbe partita vinta e quello che ci rimise più di tutti fu tal Venanzio di Serra San Quirico, che aveva appoggiato uno dei pretendenti sconfitti tradendo la fiducia di Caterina. Lei non dimenticò lo sgarbo e appena possibile gli fece tagliare la testa. La conclusione di questa seconda interpretazione dei graffiti è che probabilmente Messer Filippo venne rovinato dalla stessa donna, Caterina Varano. Nelle sue scritte, infatti, il disgraziato parla di una sovrana che aveva una figlia di nome Giulia, alla quale la madre mise un laccio d’ oro al collo (il matrimonio col Della Rovere?). E vien da pensare che sia proprio lei la donna di cui Messer Filippo si innamorò perdutamente. Ma perché lei lo volle rovinare? «La mia vita fu martorizata», dice Filippo a un certo punto, ma non dice il perché di tanto rancore nei suoi confronti. Di certo da quella donna con la spada in mano e la testa tagliata nell’ altra non c’ era da aspettarsi troppe tenerezze. Comunque, anche questa versione della storia ha degli elementi convincenti e altri meno. Allora perché non pensare che tra le due storie – l’ avventura con la castellana e l’ antico amore per Caterina la vendicatrice – ci sia un legame che ci sfugge? Si tratta forse di un’ unica storia che non riusciamo più a dipanare? Sono passati più di 50 anni da quando venne scoperta la cella nella torre e pochi si sono dedicati a rimettere insieme il tragico messaggio lasciato da Messer Filippo. I «fumetti» sono stati un po’ dimenticati e il tempo ha lavorato per annebbiare i disegni e confondere quelle parole scritte col nerofumo, ma davvero bagnate di sangue. Ora, finalmente, qualcosa si muove e pochi giorni fa i tecnici di un istituto specializzato in conservazione e restauri (Fondazione Cesare Gnudi) sono entrati nella piccola cella per dare inizio alla prima fase di indagini che porterà al restauro. L’ intervento vero e proprio potrebbe iniziare già in autunno e in un paio d’ anni il testamento di Messer Filippo potrebbe tornare a essere leggibile, per raccontarci perbene quell’ antica storia d’ amore finita in tragedia. Viviano Domenici vdomenici@corriere.it (2 – continua) La mappa E LE LEGGENDE LA VISITA DELLA TORRE Per visitare la Torre e la cella di Messer Filippo, occorre prenotare telefonando al Settore Cultura del Comune di Spilamberto: 059/789.964. Adesso la Torre ha cambiato destinazione d’ uso: fino a qualche tempo fa era la sede della Consorteria dell’ Aceto balsamico, di cui Spilamberto è la capitale (la sede si è spostata solo di pochi metri) ed è rimasto l’ Ordine del Nocino modenese. LA FAVOLA DEL DRAGO Un altro motivo di interesse legato alla Torre è la storia del drago Magalasso, un serpente col corpo a strisce colorate e occhi e denti da uomo. Un mostro che spaventava la gente costringendola a rifugiarsi in cima alla Torre. Pare che la favola nasconda una lezione di storia. Il mostro, infatti, rappresentava i signorotti della zona ai quali il popolo resisteva combattendo dalla Torre, che ancora oggi è simbolo del popolo di Spilamberto, e non del Signore di turno.

Mercatino del Regalo Intelligente

Dall’8 dicembre al 6 gennaio un ricco programma di iniziative presentate dall’Associazione Le Botteghe di Messer Filippo per festeggiare il Natale.

La giornata inaugurale delle iniziative di Natale sarà allietata dall’accensione dell luminarie e dal Mercatino del Regalo Intelligente a cura delle associazioni spilambertesi.

Mast Cot – Ristoro Balsamico

aceto tradizionale

Ristoro Balsamico 2012 ” Osteria del 32 & La Tana dei Tassi ” vi aspettano

in Via Obici sabato 6 e domenica 7 ottobre. Pranzo e Cena lungo la via.

Osteria del 32 di Rosanna e Davide propone:

Pasta e Fagioli con maltagliati e crostini saltati al balsamico
Frittelle di Baccalà con Insalata di Zucca e Salvia e a gradimento aggiunta d’Aceto Tradizionale
Polpettine di ricotta, spinacio e prosciutto cotto al Sugo Balsamico con Zucca al Forno, finito all’ Aceto Tradizionale
Frittelle di Mela
Frittelline Miste mela, pera, crema

La Tana dei Tassi Propone:

Risotto alla Zucca con Aceto Tradizionale Balsamico
Guancialino all’Aceto Tradizionale Balsamico
Budino alla Zucca con Amaretto di Spilamberto e mandorle

Mast Cot 2012 – Aceto Balsamico Tradizionale Di Modena

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena - Mast Cot - Spilamberto

ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE, A OTTOBRE BOLLONO I PAIOLI DEL MOSTO A SPILAMBERTO

Da venerdì 5 a domenica 7 ottobre a Spilamberto (Mo) torna “Mast còt-Vetrine Motori e Balsamici Sapori”. Il borgo è animato da una serie di eventi che uniscono le eccellenze del territorio, mentre su grandi fuochi si cuoce il mosto destinato a diventare Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Un’occasione per conoscere da vicino una specialità tutta emiliana e per una visita all’unico Museo al mondo dedicato al prezioso prodotto

Come ogni anno a Spilamberto (Mo), nel primo fine settimana di ottobre, le strade del borgo si riempiono degli aromi della bollitura del mosto. Da sabato 6 a domenica 7 ottobre nella patria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena si celebra un momento fondamentale della realizzazione del prezioso prodotto: su grandi fuochi, dentro a giganteschi paioli, il succo d’uva viene cotto lentamente ad una temperatura che non deve superare i settanta gradi, sino alla sua riduzione a un mezzo o anche a un terzo del suo volume iniziale. Dopo questo rito, che è anche un’occasione di festa, la base del Balsamico tradizionale è pronta per essere pazientemente invecchiata in botti di legno diverso, di grandezza a scalare, fino all’ottenimento dei sapori, degli odori e dei colori caratteristici di uno dei prodotti gastronomici più pregiati al mondo.

Il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale in collaborazione con il Comune di Spilamberto, la Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e le “Botteghe di Messer Filippo” organizza, in occasione del rito della cottura del mosto, la kermesse “Mast còt Vetrine Motori e Balsamici Sapori”. L’evento è inserito all’interno del cartellone regionale “Wine Food Festival” (www.winefoodfestival.it) unico festival regionale dedicato all’agroalimentare.

La manifestazione comincia venerdì 5 ottobre la mattina con l’apertura del mercatino dei prodotti biologici ed equosolidali e poi prosegue la sera con il gemellaggio tra gli alpini di Spilamberto, Diano Marina e San Prospero.
Sabato 6 ottobre i visitatori possono assistere al rito dal quale prenderà vita il prezioso Balsamico: la cottura del mosto a cielo aperto, nei caratteristici “paioli” governati, a fuoco lento, dai maestri delle 16 Comunità che aderiscono alla Consorteria. Nella splendida cornice del borgo di Spilamberto si possono osservare tutti i passaggi che precedono le ulteriori fasi di prepa

 

razione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e partecipare alle degustazioni guidate di Balsamico tenute dai maestri della Consorteria. Nel Cortile d’Onore della Rocca Rangoni, inaugurata nell’aprile 2011, è prevista alle ore 17,30 la presentazione del libro di Andrea Guolo “La cucina ritrovata” con Gabriele Cremonini. A seguire, presso la “Corte del Gusto”, sarà possibile degustare alcuni prodotti tipici a cura dello Chef Paolo Reggiani del Ristorante “Laghi” accompagnati da cocktail preparati dai ragazzi di Flair is life.
Presso lo storico edificio alle ore 20,00 concerto del Coro Stelutis diretto dalla Maestra Silvia Vacchi, in occasione del 40ennale dell’Associazione Overses onlus.

Domenica 7 ottobre tra i protagonisti ci sono anche i motori: tra i protagonisti ci sono anche i motori: l’associazione “Le botteghe di messer Filippo” raduna una serie di auto tra le più prestigiose, che vanno da quelle d’epoca fino alle auto Pagani, trasformando per qualche ora le vie del paese in una passerella per le regine delle strade del passato e del futuro. Sempre l’associazione di commercianti ha organizzato il concorso “La storia della mia bottega” grazie al quale verrà premiato l’allestimento del negozio più bella. La giornata è caratterizzata da un’iniziativa unica nel suo genere, perché proprio solo a Spilamberto si organizzerà l’unico mercato dei mosti, al fine di dare a tutti i visitatori la possibilità di acquistare il mosto cotto garantito dalla Consorteria.
Potrete partecipare presso il Cortile d’Onore alle ore 17,30 all’incontro tra il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale e Allan Bay, scrittore e giornalista enogastronomico.
Alle 20,00 si potrà assistere allo Spettacolo teatrale “Mafie in Pentola, Libera terra, il sapore di una sfida” a cura di Tiziana di Masi

Durante le due serate sarà allestito presso il Giardino Pensile di Rocca Rangoni dalla “Lanterna di Diogene” una cena di raccolta fondi per la ricostruzione della loro acetaia danneggiata dal sisma dello scorso maggio. La cena viene organizzata in collaborazione con l’Ordine del Nocino e con l’Associazione Italiana Sommerlier su prenotazione obbligatoria al Museo A.B.T.M. (tel. 059/781614).
Inoltre presso Piazza Caduti della Libertà verrà allestita la Piazza dei Saperi e dei Sapori dove verranno organizzati interventi dedicati all’agricoltura, all’alimentazione e potrete assistere a corsi di cucina realizzati dalla Rosticceria Fantasie Golose.
Anche quest’anno saranno ospiti della manifestazione alcuni rappresentanti dei Musei del Gusto, delle Fattorie Didattiche e dei Consorzi più importanti del nostro territorio.
Nelle giornate di sabato 6 e domenica 7 ottobre è possibile visitare gratuitamente il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale, l’Acetaia sociale della Consorteria, la sede dell’Ordine del Nocino Modenese e la “cella di Messer Filippo”.

Inoltre, per tutto il weekend, Spilamberto ospita le aziende agricole del territorio e la vendita diretta dei loro prodotti, laboratori per bambini, spettacoli, laboratori del gusto e iniziative culturali.